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Roma: alla Galleria Aleandri apre il 12 febbraio la mostra di opere e disegni del "mostro sacro" triestino Gillo Dorfles, 1940 -2011

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Gillo Dorfles, all'anagrafe Angelo Eugenio Dorfles (Trieste, 12 aprile 1910 – Milano, 2 marzo 2018), è stato un critico e storico dell'arte, pittore, filosofo e accademico che ha attraversato il "Secolo degli orrori" ("Da Francesco Giuseppe agli smartphone", diceva ironicamente lui stesso), incidendo fortemente soprattutto sulla critica d'arte. Nel segno - specie negli ultimi anni - d'una feroce, quanto intelligente, critica al consumismo e alla mercificazione (iniziata, peraltro, già a fine XIX secolo) dell'arte stessa.

La Galleria "Aleandri Arte Moderna", attiva da oltre un quindicennio nel settore della grafica italiana ed internazionale, inaugura sabato 12 febbraio (ore 11 - 19), negli spazi espositivi in piazza Costaguti 12, nel quartere ebraico di Roma, la mostra "L’imprevedibile disarmonia dell’arte", a cura di Giulia Tulino: centrata appunto sulle opere pittoriche e i disegni di Dorfles dal 1940 al 2011.

Nato - come Umberto Saba - a Trieste, nell'allora Impero Austro-Ungarico,da padre goriziano di origine ebraica e madre genovese, parallelamente agli studi in ambito medico e psichiatrico, sin dai primi anni '30 Dorfles si dedica allo studio della pittura, dell'estetica e in generale delle arti. La conoscenza dell'antroposofia di Rudolf Steiner,acquisita a partire dal 1934 grazie alla partecipazione a un ciclo di conferenze, orienta la sua arte pittorica verso il misticismo, denotando una vicinanza più ai temi dominanti nell'area mitteleuropea che a quelli propri della pittura italiana coeva. Docente di estetica presso le Università di Milano, Cagliari e Trieste, Dorfles ha dato un forte contributo allo sviluppo dell'estetica italiana del dopoguerra, a partire dal Discorso tecnico delle arti (1952): cui han fatto seguito tra gli altri, i saggi Il divenire delle arti (1959) e Nuovi riti, nuovi miti (1965). Nelle sue indagini critiche sull'arte contemporanea, si è sovente soffermato ad analizzare anche l'aspetto socio - antropologico dei fenomeni estetici e culturali, facendo ricorso pure agli strumenti della linguistica.

La mostra ripercorre la lunga attività pittorica e, soprattutto disegnativa, di Dorfles. La sua produzione può essere suddivisa in tre lunghe fasi: dalla metà degli anni Venti al 1947, dal 1948 al 1958 (anni del gruppo MAC - Movimento Arte Concreta) e dalla metà degli anni Ottanta ad oggi, intervallate da lunghe pause di silenzio creativo ed espositivo e caratterizzate solo da qualche sporadica avventura grafica, del tutto privata. La selezione offre al pubblico la possibilità di fruire opere relative ai diversi periodi creativi dell'artista, ben argomentati dall'esaustivo saggio in catalogo di Giulia Tulino: la cui analisi critica segue con rigore le vicende biografiche di Gillo. In mostra il celebre dipinto "Guanto e spirale" (1940), in cui l'artista dialoga con le iconografie surrealiste: come sottolinea la curatrice proponendo un suggestivo parallelo con una illustrazione di Andrè Breton del 1928. Val la pena ricordare inoltre un nucleo di disegni a pennarelli provenienti da un raccoglitore della metà degli anni ottanta la cui copertina, presente in mostra, fu realizzata dall'autore con disegno e applicazioni polimateriche. Inoltre, tempere, acrilici, disegni e monotipi, come suggerisce il titolo stesso della mostra, dal 1940 al 2011. La mostra resterà aperta un mese, sino ala prima decade di marzo.

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Questo è un articolo pubblicato il 08-02-2022 alle 11:00 sul giornale del 09 febbraio 2022 - 126 letture